Monologhi

Piccola filosofia dei viaggi nel tempo (e quasi senza spoiler). Bergson, DARK e TENET.

Scritto da Damiano Bondi

Durante la quarantena ho avuto modo e soprattutto tempo di guardare finalmente “Dark”, una acclamatissima serie tedesca su Netflix. E poche settimane fa sono finalmente tornato al cinema, dopo mesi, per vedere TENET, l’ultima creazione di Christopher Nolan.

Entrambi trattano di viaggi nel tempo. Ed entrambi sono esemplari della forma d’arte più recente della storia: i video.

Nel primo Novecento c’è stato appunto un filosofo che, approcciandosi a questa (allora) nuova forma d’arte, ne dedusse che fosse figlia ed esemplare del secolare errore della storia del pensiero occidentale. Il filosofo era Bergson, e l’errore di cui parlava sarebbe quello di spazializzare la temporalità e quantizzare il movimento, ovvero di concepire il tempo e il moto come una successione di “istantanee” poste l’una accanto all’altra. È quello che accade nel cinema, in cui i singoli fotogrammi, visti l’uno dopo l’altro a intervalli infinitesimali, generano l’illusione dello “scorrere” omogeneo del film. Bergson parlava addirittura di “meccanismo cinematografico del pensiero”, e rinveniva questo meccanismo già in uno dei primissimi filosofi della storia, Zenone di Elea. I suoi famosi paradossi, come quello di Achille e la tartaruga, sarebbero in realtà tali solo perché generati da una concezione erronea e “quantizzante” del tempo e del movimento. 

Bene, pensiamo allora a cosa avrebbe detto Bergson se avesse saputo che c’erano dei video che trattavano proprio di quello che tutti i video faticano a rappresentare in maniera corretta: il tempo. 

(In effetti, già l’idea di un video che spiegasse il paradosso di Achille, come quello sopra, lo avrebbe forse fatto inorridire!;)

Insomma, giusto per continuare con i viaggi nel tempo, immaginiamoci Bergson che arriva nella nostra epoca, accende la sua smartTV con Netflix e inizia a guardare “Dark”.

Beh, sarebbe fin troppo facile per il nostro deridere la concezione della temporalità proposta dalla serie. Proprio come in “Ritorno al Futuro”, infatti, in Dark i viaggi nel tempo sono in realtà viaggi nello spazio! E non è un caso che si chiamino “viaggi”. I personaggi si spostano nel tempo come se cambiassero semplicemente scenario, e da lì lo scorrere direzionale degli eventi riprende tranquillamente secondo una linea retta ed un solo verso: si cambia punto di partenza, e si preme di nuovo play. L’unico fatto “strano”, che fa sì che si percepisca che in realtà ci siamo spostati nel tempo e non nello spazio, è che alcuni elementi e nomi e personaggi si ritrovano, pur mutati, in diversi scenari, e questo nella vita “normale” è impossibile. Tuttavia, si potrebbe pensare che invece che viaggi nel tempo si trattasse di viaggi attraverso universi paralleli, e la cosa funzionerebbe lo stesso: e guarda un po’ – piccolo piccolissimo spoiler –, è proprio lì che “Dark” va a parare!! Logica conseguenza di una concezione spazializzante della temporalità, direbbe il nostro Bergson seduto sul divano, e spegnerebbe la TV per andare al cinema.

Per quanto riguarda TENET la faccenda è molto più complicata, come sempre con Nolan. Infatti nel film l’esperienza della temporalità è assunta nella sua problematicità: la dottoressa Laura spiega al Protagonista che noi concepiamo il tempo nella sua linearità perché siamo abituati a certe regolarità causali. Una cosa solitamente ne “produce” un’altra, da cui il concetto di “prima” e “dopo”. 

(Intermezzo cine-filosofico: queste relazioni causali, se non nel mondo esterno, avvengono quantomeno nel vissuto interno di chi le esperisce, sedimentandosi nella memoria e dando probabilmente origine non solo all’idea di tempo, ma persino al sorgere della coscienza. Io penso che il vero leitmotiv della produzione di Nolan sia proprio il delicato rapporto tra coscienza e memoria, come ho scritto pure in un altro blog a proposito della grandiosa serie Person of Interest)

Dunque, generalmente si va entropicamente dall’ordine al disordine. Ma cosa accadrebbe se appunto l’ordine abituale fosse capovolto? Se l’entropia di alcune cose fosse ribaltata? Cosa accadrebbe se alcune pallottole rientrassero nella pistola invece che uscirne? Se alcune macchine procedessero all’indietro mentre altre continuassero ad andare in avanti?

Accadrebbe non solo che si creerebbero alcune delle più grandiose scene d’azione dei film di tutti i tempi, ma anche che la nostra esperienza del tempo ne risulterebbe compromessa.

Per darvi un’idea dello spaesamento di TENET, metto qua sotto un video tratto da un videogioco veramente geniale di qualche anno fa, BRAID, che sospetto sia stato il vero ispiratore di Nolan (probabilmente non potrò mai averne la prova, ma ci sono diversi indizi, a partire dalla colonna sonora “invertita”). Giocarci è stata un’esperienza al limite dell’ordinario: in ogni schema c’erano degli oggetti che presentavano una temporalità invertita, e altri che avevano una temporalità manipolabile.

Beh, Bergson a questo punto sarebbe effettivamente colpito: tale Nolan ha tentato effettivamente di concepire il movimento come atto unitario, non come successione di istanti, e perciò risulta possibile invertire tale atto rispetto a tutti gli altri. 

Eppure a un certo punto il nostro filosofo si alzerebbe scocciato dalla poltroncina del cinema, blaterando qualcosa di estremamente snob contro il regista. Come mai? 

Perché Nolan, credendo di portare alle estreme conseguenze la sua intuizione, in realtà “torna indietro” alla concezione classica del viaggio nel tempo, quella di Dark e di tutte le altre produzioni del genere! Accade quando sdoppia i tornelli (altro piccolo piccolissimo spoiler): i Protagonisti, che grazie al primo tornello si muovono “veramente” indietro nel tempo, cioè a temporalità invertita, a un certo punto trovano un secondo tornello, e così tornano a muoversi a temporalità normale, solo che nel frattempo sono andati indietro nella linea temporale. Sembra una grande trovata, mentre si tratta di qualcosa che “Ritorno al Futuro” ci aveva già fatto vedere, in più facendoci ridere!

Insomma, al nostro Bergson, convinto sempre più che dal cinema non ci si possa aspettare niente di buono sul tempo, non resterebbe che tornare alla sua epoca! 

Che facciamo, chiediamo aiuto a Nolan?

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Damiano Bondi

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